La storia della stampa è un viaggio attraverso secoli di innovazioni che hanno rivoluzionato la diffusione della conoscenza e il modo in cui l’umanità tramanda cultura e informazioni. Questo percorso, iniziato con tecniche artigianali, ha visto il susseguirsi di invenzioni che hanno reso la stampa più veloce, economica e accessibile a tutti.
Le origini della stampa
Le prime forme di stampa risalgono alla Cina del VI secolo d.C., con l’uso di blocchi di legno intagliati e inchiostrati. Questa tecnica, nota come xilografia, consentiva di imprimere testi e immagini su carta. Il libro più antico stampato con questa tecnica è il “Sutra del Diamante” del 868 d.C. Nel 1041, il cinese Bi Sheng introdusse i caratteri mobili in argilla, successivamente sostituiti da quelli in legno da Wang Zhen. Tuttavia, l’elevato numero di caratteri richiesti dall’alfabeto cinese ne limitò l’uso. Nel XV Secolo Johannes Gutenberg introdusse questa tecnica in Europa, utilizzando caratteri mobili in metallo. Egli rivoluzionò così la stampa, con la creazione della Bibbia di Gutenberg, il primo libro prodotto in serie stampato con questa tecnologia.
Quali furono le tre grandi innovazioni introdotte da Gutenberg?
- Utilizza per la prima volta inchiostri a base oleosa, più duraturi dei precedenti inchiostri ad acqua.
- I caratteri tipografici diventano più resistenti, perché realizzati con una lega di piombo, stagno e antimonio.
- Inventa la prima pressa per la stampa, il cui funzionamento è ispirato a quello del torchio per l’uva.
La stampa a caratteri mobili inventata da Johannes Gutenberg nel 1440.
I caratteri mobili sono tasselli in lega di piombo con tiprografie impresse in rilievo: lettere minuscole, maiuscole e accentate, numeri e segni di punteggiatura. Il tipografo compositore li conservava in cassetti (o casse tipografiche) nel suo banco da lavoro, per averli a portata di mano. Ogni cassetto conteneva tutte le varianti di un determinato carattere e corpo (dimensione). Il tipografo prelevava dal cassetto i vari caratteri e li disponeva sul compositoio, affiancati e rovesciati, da destra a sinistra, per formare la riga di testo; disponeva quindi ciascuna riga di testo su un piano metallico detto vantaggio, sul quale componeva pian piano l’impaginato. Le interlinee, sottili lastre metalliche che determinavano lo spazio tra una riga e la successiva, erano disposte sulla parte alta del bancone Finita la composizione, uno spago legato molto stretto bloccava i vari elementi, prima di essere trasferiti alla stampa. Quest’ultima al principio veniva realizzata con dei torchi tipografici in Ghisa. La prima società italiana che ebbe successo nella produzione di queste prime macchine da stampa fu quella di Ferdinando dell’Orto, che fece della Lombardia il centro di produzione più importante dell’Ottocento.
La macchina pianocilindrica
La prima evoluzione fu la macchian pianocilindrica, della quale non si conosce né il costruttore né l’anno di costruzione. Essa introdusse un’importante innovazione: la possibilità di azionare la macchina con la forza di una sola persona, mentre la seconda inseriva e puntava il foglio.
Le platine o pedaline
Utilizzate ancora oggi per piccoli formati e piccole tirature (negli anni 50′ nacque la prima versione elettrica), le pedaline debuttarono intorno al 1820 grazie a due signori americani: Treadwell e Adams. Le platine a pedale sono macchine che lavorano su due livelli: uno che ospita le tavole con i caratteri a rilievo, mentre sull’altro è inserita la platina che fa pressione. I rulli inchiostrano i caratteri, il tipografo inserisce il foglio e preme il pedale, toglie il foglio stampato ed inserisce il foglio bianco.
La svolta: l’invenzione delle macchine rotative
Richard March Hoe inventò negli Stati Uniti la prima rotativa della storia, perfezionata nel 1846 e brevettata l’anno successivo. Inizialmente il sistema utilizzava fogli singoli, ma nel 1863 William Bullock rivoluzionò il settore introducendo l’alimentazione a bobina: le immagini venivano stampate su cilindri rotanti, abbandonando le superfici piane. Questa innovazione permetteva alla carta di passare attraverso cilindri che, applicando una pressione maggiore, acceleravano il processo. Grazie all’uso delle bobine e alla meccanizzazione, la rotativa fu prima macchina tipografica adatta a grandi tirature, in grado di stampare fino a ottomila copie all’ora.
Nel 1846, la rotativa entrò in funzione presso il Philadelphia Public Ledger, il celebre quotidiano dell’omonima città statunitense.
Le macchine rotative rivoluzionarono i tempi di esecuzione della stampa, ma la composizione era ancora manuale e impiegava tempi lunghissimi. Ecco perché i giornali non avevano mai più di 7-8 pagine.
L’invenzione della Linotype
Nel 1885 finalmente la svolta: l’orafo tedesco Ottmar Mergenthaler inventò la Linotype, la prima macchina per la composizione tipografica. Il funzionamento è simile a quello della macchina da scrivere e il linotipista poteva comporre il testo utilizzando una tastiera. Ogni tasto liberava una matrice che corrispondeva ad un carattere, che andava ad allinearsi con gli altri caratteri fino a comporre le parole. La striscia delle matrici veniva riempita con piombo fuso, inchiostrata ed utilizzata per imprimere il testo sul foglio.
Nel 1886 la linotype entrò al New York Tribune e nel 1897 alla Tribuna di Roma.
La Monotype fece il suo ingresso nel 1887
Nel 1887 arrivò la Monotype composta da singoli caratteri mobili, evoluzione che permetteva di effettuare le correzioni in minor tempo. Era composta da due parti: tastiera e fonditrice. La prima produceva il rullo di carta perforata contenente il codice che la fonditrice interpretava per produrre i caratteri in lega di piombo corrispondenti. Pensate che nel Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano, sezione “Civiltà della Scrittura” (da cui abbiamo attinto le informazioni di questo affascinante racconto), è conservata quella che sembrerebbe essere la prima Linotype importata in Italia. Se così fosse, la macchina restaurata e funzionante che è possibile ammirare visitando il Museo, sarebbe proprio la stessa utilizzata da “La Tribuna” di Roma fino al 1958.
Facciamo un passo indietro fino alla stampa litografica e poi un balzo in avanti fino alla stampa off-set
La stampa litografica, o stampa chimica, nacque per caso nel 1797 per mano di Aloïs Senefelder. Egli incidendo una pietra per ottenere caratteri in rilievo, fece una interessante scoperta: i disegni realizzati con la matita grassa respingevano l’acqua e si legavano all’inchiostro. L’inchiostro invece veniva respinto dalla superficie non disegnata. Questa scoperta ha influenzato la stampa moderna.
Il torchio litografico
Un torchio litografico perfettamente funzionante è visibile presso il Museo che abbiamo citato sopra. La pietra litografica su cui sono incisi testi/disegni funge da matrice (oggi diremmo impianto stampa) e scorre sul cilindro; quest’ultimo si muove grazie alla ruota a stella azionata manualmente. La pressione tra i due elementi permette alla matrice di trasferire l’inchiostro dalla pietra alla carta.
La stampa offset
Nel 1875, Robert Barclay inventa la tecnica di stampa offset, perfezionata nel 1904 da Ira Washington Rubel per l’uso su carta. Questo metodo di stampa indiretto si basa sulla repulsione tra acqua e sostanze grasse, il principio chimico/fisico involontariamente scoperto da Aloïs Senefeld quasi 100 anni prima.
La lastra offset è suddivisa in due aree. I grafismi lipofili (si sciolgono facilmente nei grassi) si legano all’inchiostro, mentre i contrografismi idrofili (si legono con l’acqua e la trattengono) respingono l’inchiostro. La lastra viene bagnata prima con una soluzione che aderisce ai contrografismi e poi inchiostrata, così che l’inchiostro aderisca soltanto ai grafismi. Questi ultimi vengono quindi trasferiti su un cilindro di caucciù che a sua volta li trasferirà sulla carta. La tecnica presenta vantaggi importanti: l’altissima definizione, la precisione del segno e l’ottima qualità di stampa, anche su carta con superficie ruvida. Per contro, le macchine offset sono molto ingombranti e richiedono tanta manutenzione, fattori che le rendono interessanti solo per grandi tirature.
La stampa nel XX e XXI secolo
Con il progresso tecnologico, la stampa è diventata sempre più accessibile:
- La stampa laser: introdotta nel 1969, ha portato la stampa nelle case e negli uffici, consentendo di produrre documenti in modo rapido e conveniente. Il testo è generato da processi elettronici che trasmettono l’immagine attraverso il laser ad un cilindro di selenio fotosensibile (tamburo o rullo magnetico). Da qui, grazie al toner, essa viene riportata direttamente sul foglio.
- La stampa digitale: consente di stampare direttamente da file digitali, riducendo tempi e costi per tirature limitate e personalizzate. La matrice di stampa è digitale e come tale può essere modificata anche durante il processo di stampa. L’eliminazione della matrice fisica (l’impianto di stampa) riduce tempi e costi ed offre una qualità di stampa molto alta.
- La stampa 3D: inventata nel 1984 da Chuck Hull, rappresenta il futuro, permettendo di creare oggetti tridimensionali da modelli digitali. Questa tecnologia sta rivoluzionando molti settori, dalla medicina all’industria.
Curiosità
Creato dall’editore italiano Aldo Manuzio, il carattere tipografico ITALIC aveva l’obiettivo di migliorare la leggibilità e accrescere l’eleganza, rispetto al Gotico di Gutemberg. Sempre a Manuzio si deve il formato stampa in ottavo (altezza da 20 a 28 cm, come i libri attuali). Il primo libro stampato con queste caratteristiche fu un testo di Virgilio nel 1501.
Manunzio iniziò a stampare a Venezia nel 1494 e realizzò meravigliose edizioni di stampe di classici latini, greci ed italiani, ma anche testi scritti appositamente per la stampa, come l’incredibile Hypnerotomachia Poliphili (1499), romanzo scritto in una lingua inventata, che dimostrò come la tipografia poteva essere una vera e propria arte.
L’impatto culturale della stampa
La stampa ha democratizzato l’accesso alla conoscenza, trasformando la società. Dall’Europa del XV secolo al mondo digitale di oggi, ha permesso di tramandare idee, scoperte scientifiche e storie, rendendo il sapere disponibile a un pubblico sempre più vasto. Ogni innovazione ha segnato un passo avanti verso un mondo dove la comunicazione è sempre più rapida e globale. Questa storia della stampa non vuole essere soltanto una cronaca dell’evoluzione tecnologica, ma anche una testimonianza del desiderio umano di condividere e preservare la conoscenza per le generazioni future.