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L'immagine evidenzia una serie di font di colore e spessore differente, attraverso un video. Ha l'obiettivo di portare il lettore ad intuire l'evoluzione delle tipografia dalla stampa al digitale

I FONT: dalla carta stampata agli schermi dei nostri dispositivi

L’evoluzione dei font ha inizio con Gutemberg e l’invenzione della stampa a caratteri mobili e ci conduce fino all’era digitale del web. Scopriremo tante notizie interessanti sui font da sempre ci accompagnano nelle nostre letture su carta e sullo schermi dei nostri dispositivi.

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili

Nel XV secolo, Johannes Gutenberg rivoluzionò il mondo della stampa introducendo i caratteri mobili in metallo. La sua Bibbia a 42 linee, stampata intorno al 1455, utilizzava un carattere gotico noto come ‘Textura’, che imitava la scrittura manoscritta dell’epoca.  Le 42 linee corrispondono alle 42 righe di testo, un formato standardizzato dallo stesso Gutenberg, che riflette la precisione con cui egli progettò i suoi caratteri mobili e la struttura della pagina. La Bibbia di Gutenberg è considerata un capolavoro a livello estetico e tecnico, grazie a questo formato, perfetto per ottimizzare l’uso della carta e migliorare la leggibilità, rendendo ogni pagina uniforme e visivamente armoniosa.

I caratteri romani e Corsivi

Con il diffondersi della stampa, emerse la necessità di utilizzare caratteri più semplici e leggibili. Venezia ebbe un ruolo fondamentale in questo ambito, perché diede i natali al carattere Romano Antiqua o Roman. Il termine Times New Roman è sicuramente tra i più conosciuti a livello globale.

Il Romano, antenato di tutti i caratteri tondi

Nel 1470 il tipografo Nicola Jenson nella sua tipografia veneziana, inventò il Romano, antenato di tutti i caratteri tondi che leggiamo oggi su libri, giornali o schermi. Il Roman fu poi perfezionato da Francesco Griffo su commissione di Aldo Manuzio, che contribuì alla sua evoluzione introducendo il “corsivo” o italic che riduceva lo spazio di stampa. Con questa tipografia vennero realizzate le prime edizioni tascabili economiche, introducendo così un nuovo formato stampa. Per approfondire, consigliamo la lettura dei testi di Riccardo Olocco, storico della tipografia e type designer, che ha seguito con cura l’evoluzione del Roman.

https://lazydog.eu/autore/riccardo-olocco

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Antiqua

I caratteri moderni.

I caratteri tipografici possono essere distinti in due grandi categorie: Serif e Sans Serif.

I Serif

Caratterizzati da grazie, svolazzi e abbellimenti a scopo decorativo e distintivo. Questi tratti, definiti anche code, rendono aggraziato l’aspetto del font Serif, di per sé già tondeggiante e morbido.Tra i Serif potreste utilizzare spesso il Times New Roman, Garamond o il Bodoni che risalgono al XVIII secolo e furono progettati per la stampa. Oggi sono considerati meno moderni, ma anche adatti per trasmettere affidabilità e credibilità.

I Sans Serif

Al contrario, i Sans Serif sono caratterizzati da linee semplici e pulite, sono privi di grazie e abbellimenti. Considerati più moderni e con forme dal richiamo geometrico, sono stati progettati per facilitare la leggibilità su schermo. Basta pensare a Google che nel 2015 passò da un font Serif ad un Sans Serif. Oggi, comunque, l’evoluzione tecnologica ha migliorato notevolmente la risoluzione degli schermi e di conseguenza anche i font Serif risultano parimenti leggibili.

Evoluzione dei Font che hanno fatto la storia

Garamond (1530 ca.)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Garamond_(carattere) 

Creato da Claude Garamond, incisore Parigino che per primo si dedicò alla creazione di punzoni per caratteri tipografici in modo indipendente dalla stampa. È un carattere rinascimentale graziato, noto per la sua eleganza e leggibilità, tra i più utilizzati in editoria ancora oggi. Fino al 1951 il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane lo utilizzò per tutta la sua corrispondenza, oltreché essere il carattere utilizzato nelle targhe delle auto. Francesco Simoncini, progettista e produttore di tipografie per la stampa, aggiornò il Garamond nel 1958 e grandi case editrici (Einaudi, Rizzoli e Feltrinelli) scelsero proprio questa versione per le loro pubblicazioni. La Simoncini SA fu una delle prime a sviluppare caratteri specifici per le tecnologie foto componitrici che negli anni ’50 rivoluzionarono il settore della stampa

Baskerville (1757 ca.)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Baskerville_(carattere)

Considerato di transizione tra lo stile Garamond ed il più moderno Bodoni, il Baskerville evidenzia il contrasto marcato tra tratti sottili e spessi. Il suo creatore, John Baskerville, era un tipografo inglese membro della Royal Society of Arts, che fondò la sua attività di stampa e progettazione a Birmingham; il quartiere dove visse porta ancora oggi il suo nome. Egli lavorò anche sulla qualità del supporto di stampa, sviluppando un tipo di carta liscia e lucida, molto più raffinata ed elegante della carta tradizionale in uso in quel periodo. L’inchiostro da lui ideato, più denso e scuro, garantiva una maggiore precisione del dettaglio tipografico, così come la migliorìa sulle presse ebbe un riscontro positivo sull’uniformità della stampa.

Curiosità: le matrici originali sono conservate in un deposito della Imprimerie Nationale a Parigi

Bodoni (1798 ca.)

Fonte:https://it.wikipedia.org/wiki/Bodoni

Ideato da Giambattista Bodoni e caratterizzato da un forte contrasto tra le aste spesse e sottili, da grazie fini e rettilinee, è considerato il primo carattere moderno. Gianbattista Bodoni fu incisore, tipografo e stampatore che visse e lavorò a Parma, dirigendo la Tipografia Reale parmense, in seguito alla nomina da parte del Duca Ferdinando. Grande ammiratore di Baskerville, Bodoni cercò e trovò il suo stile personale attraverso i caratteri bodoniani . Pensate che ben 25.000 punzoni originali sono tutt’ora conservati nel Museo Bodoniano di Parma. Fu la moglie Margherita a pubblicare dopo la sua morte il Manuale Tipografico, opera grandiosa per modernità e raffinatezza, che contiene più di 600 incisioni tra caratteri latini ed esotici, ornamenti e vignette, disegnati dal grande tipografo

Times New Roman (1931)

Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Plantin_(typeface)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Times_New_Roman

Il famoso carattere che per quarant’anni ha caratterizzato le colonne di The Times, fu commissionato dal giornale stesso alla fonderia Monotype nel 1931. Il tipografo e designer Stanley Morison, consulente del quotidiano londinese dal 1929 al 1960, consigliò un deciso ammodernamento della tipografia e del lay-out dell’impaginato. Con questo obiettivo, in collaborazione con il designer Victor Lardent, creò il Times New Roman, che si ispirava al pre-esistente Plantin. Stanley Morrison venne eletto “Royal Designer of Industry e fu redattore dell’Encyclopædia Britannica.

Helvetica (1957)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Helvetica

Icona del design elvetico, sobrio, elegante e funzionale, divenne il font di molti manifesti pubblicitari e trovò spazio in editoria e nella segnaletica stradale. Le origini di Helvetica (Helvetia -> Svizzera) risalgono al 1957, quando Eduard Hoffmann, direttore della fonderia Haas di Münchenstein, lo commissionò al designer free lance Max Miedinger. Nacque così un nuovo set di caratteri chiamato Neue Haas Grotesk, semplice, lineare e senza grazie. Nel 1959 Mike Parker, direttore della Mergenthaler Linotype Company, fu incaricato di ampliare la gamma dei font disponibili per la composizione automatica. Nacquero quasi mille nuovi caratteri ispirati a font esistenti, tra i quali l’Helvetica che si ispirava proprio al Neue Haas Grotesk.

La segnaletica della metropolitana di NewYork

La nuova tipografia conobbe una diffusione esponenziale quando, alla fine degli anni ’60, venne utilizzato per la segnaletica della Metropolitana di NewYork. Considerato da alcuni poco originale a causa del diffuso utilizzo, Helvetica garantisce massima leggibilità e pulizia, qualità apprezzata da molti Brand: Nestlé, Panasonic, Microsoft, BMW e Jeep, per citarne alcuni. Promosso al digitale da Steve Jobs, che lo introdusse tra i caratteri presenti nel primo Macintosh e utilizzato nelle interfacce utente di Facebook e Instagram, fanno di Helvetica un font digitale oltreché tipografico a tutti gli effetti.

Courier (1955)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Courier

Courier New apparve per la prima volta nelle macchine da scrivere IBM. È un font monospazio (ogni lettera occupa il medesimo spazio in orizzontale), caratteristica che lo rende molto pratico per l’allineamento dei contenuti. Classificato come slab serif per il piedino più spesso del resto del font. Spesso utilizzato fin dai primi computer come editor di codice e per documenti tecnici, fu creato per IBM da Howard Bud Kettler, designer statunitense noto proprio per questa tipografia.

Arial (1982)

Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Arial

Progettato da Robin Nicholas e Patricia Saunders per Monotype Corporation (azienda specializzata nel design di caratteri tipografici). Robin Nicholas, inglese classe 1947, da sempre appassionato di caratteri tipografici e direttore generale della Typography for Monotype Imaging, ha collaborato con agenzie londinesi per la creazione di caratteri istituzionali importanti come British Airways, Barclays Banck, Opel, Ikea. Patricia Saunders è invece la type designer che ha collaborato con Nicholas alla creazione di Arial e ha sviluppato anche il carattere Corsiva. Arial è un Sans Serif creato per essere metricamente compatibile con Helvetica. In questo modo i due font possano essere sostituiti l’uno con l’altro, senza compromettere il lay-out dell’impaginato. È il primo carattere studiato appositamente per la stampa laser e per i PC e, rispetto ad Helvetica, mostra tratti più arrotondati e morbidi. La sua notorietà è cresciuta grazie a Microsoft che lo ha introdotto come font predefinito di Windows per Power Point, Excel e Outlook.

Riflessioni

Dalle prime incisioni su metallo di Gutenberg, ai pixel sugli schermi dei nostri dispositivi, i caratteri tipografici hanno attraversato secoli di innovazione, adattandosi alle esigenze di ogni epoca e supporto. Tutt’ora la tipografia continua a evolversi, combinando tradizione e tecnologia per arricchire la nostra esperienza di lettura nel mondo cartaceo e digitale.

E tu, quale font preferisci? Scrivetelo nei commenti!